FUOCOfuochino

La più povera casa editrice del mondo!

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Fuocofuochino Libri PDF Stampa E-mail
Scritto da Afro Somenzari   
Sabato 16 Febbraio 2013 01:00

FUOCOfuochino è un piccolo segno di vita di una letteratura del tutto gratuita, un omaggio alla meraviglia della scrittura. Nasce da un’intuizione di Afro Somenzari, dai suoi rapporti di amicizia, dal desiderio di riunire amici a una comune tavola letteraria. Un gesto gratuito di scrittori che hanno voluto regalare ad Afro e alla sua minuscola neonata casa editrice racconti, poesie, pensieri. Per amore della letteratura, per amore dell’amicizia, per amore di fare e di offrire qualcosa fuori dai circuiti mercantili. La nascita di una casa editrice è sempre un miracolo, perché è il luogo attivo di un nuovo punto di vista sul mondo. FUOCOfuochino nasce a Viadana, nel cuore della Bassa accarezzata dal Po, sul confine tra Lombardia ed Emilia. È il luogo delle favole di Barzamino create da Daniele Ponchiroli, per tanti anni protagonista discreto della casa editrice Einaudi, che forse, come Barzamino, aveva «una sola idea in testa: quella di tornare a casa». Qui villeggiava, preferibilmente a settembre, Grazia Deledda maritata in Madesani. A due passi da qui, a Pomponesco, era nato e abitava Alberto Cantoni, grande viaggiatore, scrittore corsaro e umorista apprezzato da Pirandello e Bacchelli, il cui Bastianino è senz’altro il fresco antenato di Barzamino. Sulla sponda reggiana del Po, da Luzzara a Brescello, risuonano i nomi di Zavattini, Ligabue, Guareschi, di quel piccolo grande mondo in «cui basta fermarsi sulla strada a guardare una casa colonica affogata in mezzo al granturco e alla canapa, e subito nasce una storia»; tuttora, nonostante le evidenti ferite dei tempi moderni. Luoghi di storie,di narratori, di nebbie, di luci che appaiono scompaiono, segnali di viandanti, case, strade, fari, barche, osterie: fuochifuochini che suggeriscono presenze vitali, reali e fantastiche, come queste scritture fisiche e patafisiche che sono luci letterarie nate nell’autunnoinverno 2009 in margine aun ciclo di incontri di scrittori bizzarri fuori dal coro.

 

Gino Ruozzi

Il diluvio è già cominciato da un pezzo, e probabilmente è solo all’inizio. Per questo Afro Somenzari sta imbarcando sull’arca di FUOCOfuochino alcuni campioni di specie da portare a salvamento. Sono tutte rigorosamente lontane e anzi opposte ai modelli imperanti, quelli che hanno propiziato il disastro e lo assecondano con una protervia pari soltanto alla loro insipienza, voracità, mafiosità e cecità. A bordo non possono salire gli omologati d’ogni categoria, i praticoni dei romanzi di genere, i venditori di patacche filosofiche, i pensatori da talk-show, gli insaccatori di wurstel culturali, gli arpisti dei buoni sentimenti, i retori istituzionali, i manieristi travestiti da sperimentali, i faccendieri dell’organico e del monumentale, gli appiattiti del ribasso, i frequentatori di social network, i preziosi ridicoli di un’accademia ingessata e incipriata. Ammessi invece oulipiani ruspanti, patafisici casual, metafisici portatili, amletici leggeri, surrealisti non griffati, giocolieri e frombolieri verbali, artigiani del nonsense, del limerick e del wit, aforisti ben temperati, clown autodidatti, collezionisti di frammenti apocrifi, equilibristi del paradosso, scienziati di soluzioni immaginarie e rigorosamente improduttive oltreché manifestamente e gustosamente impossibili, acrobati del volo rovesciato, teorici dell’eccezione e della marginalità, irregolari & irriducibili, teneri misantropi che si ostinano a difendere le ultime ragioni dell’umano come nessun altro. Tutta gente che “vive alla nottata”, cioè nella zona franca di una creatività combinatoria che esplora i liberi territori delle associazioni mentali. Che rifiuta la logica del branco e nondesidera assomigliare ad alcuno, e al massimo si riconosce vaghe parentele liberamente scelte. Chi rende visita all’arca di Afro sappia di essere esposto ai rischi del contagio. Volevo scrivere “risate con retrogusto amaro” e mi è capitato di digitare “rosate”, che provo a definire come “colpi sferzanti inferti con una rosa (meglio se antica o almeno inglese, opportunamente deprivata delle spine onde poterla meglio maneggiare)”.

Cento, mille di queste “rosate”, Afro, e voi tutti amici di FUOCOfuochino.

 

Ernesto Ferrero

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Marzo 2015 10:49
 

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